MENDICANTI DI LUCE

nella notte veniamo alla luce della fede

       
adorazione eucaristica giovedì santo
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(G)Questa sera siamo davanti all’Eucarestia, è vivo desiderio della Chiesa vegliare con Gesù per non lasciarlo solo nella notte del mondo, nella notte del tradimento, nella notte dell'indifferenza di tanti. 

La nostra vita è un dono che abbiamo ricevuto e continuiamo a  ricevere. Esistere come dono ricevuto e offerto è la risposta a questa chiamata. Vivere così, significa pregare; ma è anche vero il contrario: pregare in questo modo è vivere.

Preghiamo, quindi, gli uni per gli altri e quando la notte del dolore avvolge nelle tenebre la nostra vita, la tua luce, o Signore, illumini i nostri cuori e conforti i nostri passi. 

Canto iniziale: E' giunta l'ora 

È giunta l’ora, Padre, per me:
ai miei amici ho detto che.
Questa è la vita, conoscere Te,
e il figlio tuo, Cristo Gesù.

Erano tuoi, li hai dati a me
ed ora sanno che torno a te.
hanno creduto: conservali Tu

nel tuo amore, nell’unità.

Tu mi hai mandato ai figli tuoi:
la tua Parola è verità.
 E il loro cuore sia pieno di gioia:
la gioia vera viene da te.

Io sono in loro e Tu in me:
e siam perfetti nell’unità
e il mondo creda che Tu mi hai mandato,
li hai amati come ami me.

Cel.: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen. 

Cel.: Pace e luce a tutti voi che siete in Cristo. 

Tutti: E con il tuo Spirito.

Cel.:Dal Vangelo secondo Marco(10,46-52) 

                        E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi    discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!».  Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. 

Parola del Signore.

 

Riflessione             (La presente riflessione, va letta lentamente, facendola precedere e seguire da ampi spazi di silenzio, che permettano l’interiorizzazione della Parola ascoltata e la preghiera personale)

Lettore "Mentre Gesù partiva da Gerico" così inizia il Vangelo che   abbiamo ascoltato, dove andava?

Andava verso Gerusalemme: a fare cosa?

Andava a morire su una croce!

Tragico epilogo della vita del Figlio di Dio sulla terra.

Questo è dunque l'ultimo viaggio di Gesù!

Lungo la strada gli si presenta un cieco, che siede a mendicare, e saputo che Gesù passa di là, si mette a gridare, tanto forte che i presenti lo sgridano e gli ordinano di tacere, ma questi grida più forte:

"Gesù, Figlio di Davide abbi pietà di me".

Bartimeo alza la voce sul rumore della folla che lo ignora,che lo oltrepassa

e va; solo e al buio grida la sua disperata speranza.

Il grido è richiesta di aiuto.

 

Ammirevole questa fede del cieco in Gesù: non gli chiede l'elemosina, non si fa mendicante di aiuti materiali, ma "mendicante di luce".

Bartimeo viene invitato a tacere.dai credenti che pongono condizioni, che guardano dall'alto delle loro certezze di fede.

Meglio tacere, rassegnarsi, ci sentiamo dire!

Invece Bartimeo grida, urla la propria angoscia, Gesù ascolta e dalla folla si leva questa esortazione: coraggio, alzati, ti chiama.

 

Coraggio! Incoraggiare, condividere la paura, dare cuore e speranza a tutti quelli che gridano dolore.

 

Alzati! Rimettere in piedi, aiutare a ripartire, mai demolire nessuno. Questo racconto ci aiuta: nominare Cristo, an­nunciare la compassione di Dio equivale a confortare la vita, a rimetterla in piedi.

 

Ti chiama,! Ha ascoltato il tuo grido e ora pronuncia il tuo nome. È Lui che può dare luce, dare occhi profondi che vedono, che vedono il cuore di Dio e il senso della vita.

Gesù si ferma e gli chiede: "Che vuoi che io ti faccia?". Che bella questa espressione amorevole di Gesù. Se un giorno io sentissi,  queste stesse parole ri­volte a me, che cosa chiede­rei al Signore? 

Una domanda che è come una sfida, una prova per vedere che cosa portiamo nel cuore. Gesù insegna qualcosa che viene prima di ogni miracolo, inse­gna la compassione, che ri­mane l'unica forza capace di far compiere miracoli anco­ra oggi, di riempire di spe­ranza il dolore del mondo.

Di quest'uomo guarito da Gesù, sappiamo anche il nome, mentre di tutti gli altri, non lo sappiamo: rimangono nell'anonimato e sono stati tramandati ai posteri solo sotto il nome generico di paralitico, lebbroso, indemoniato, sordomuto ecc. Ma Bartimeo lo conosciamo per nome, non è stato solo guarito; ma salvato grazie alla sua fede.

 

La fede fa camminare l'anima.

Grazie alla sua fede ha ottenuto la guarigione del corpo!

E quanta strada farebbe la nostra anima se avessimo più fede: giungerebbe fino al cuore di Dio: e varcherebbe la soglia dell'impossibile!

 

Salmo 27(26) (a cori alterni) 1,4,13 

Sant'Agostino ci dice che nel seguente salmo risuonano la voce della nostra fragilità e il gemito della nostra sofferenza. 

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita
di chi avrò timore?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore., sii forte,

si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore

 

Riflessione del celebrante

Momento di silenzio:

 

Canto : IL Signore e ' il mio pastore 

Il Signore è il mio pastore:
nulla manca ad ogni attesa;
in verdissimi prati mi pasce,
mi disseta a placide acque.

 

È il ristoro dell'anima mia,
in sentieri diritti mi guida
per amore del santo suo nome,
dietro lui mi sento sicuro.

Pur se andassi per valle oscura
non avrò a temere alcun male:
perché sempre mi sei vicino,
mi sostieni col tuo vincastro.

Quale mensa per me tu prepari
sotto gli occhi dei miei nemici!
E di olio mi ungi il capo:
il mio calice è colmo di ebbrezza!

Bontà e grazia mi sono compagne
quanto dura il mio cammino:
io starò nella casa di Dio

lungo tutto il migrare dei giorni.

 

 

 Lettura di attualità: Alcuni brani tratti dall'omelia

 

DEL SANTO PADRE FRANCESCO

del Giovedì Santo, 28 marzo 2013

 

Cari fratelli e sorelle,

con gioia celebro la prima Messa Crismale come Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con affetto, in particolare voi, cari sacerdoti, che oggi, come me, ricordate il giorno dell’Ordinazione. 

Le Letture, anche il Salmo, ci parlano degli “Unti”: il Servo di Javhè di Isaia, il re Davide e Gesù nostro Signore.

I tre hanno in comune che l’unzione che ricevono è destinata a ungere il popolo fedele di Dio, di cui sono servitori; la loro unzione è per i poveri, per i prigionieri, per gli oppressi. 

Un’immagine molto bella di questo "essere per" del santo crisma è quella del Salmo 133: «È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste».

L’immagine dell’olio che si sparge, che scende dalla barba di Aronne fino all’orlo delle sue vesti sacre, è immagine dell’unzione sacerdotale che per mezzo dell’Unto giunge fino ai confini dell’universo rappresentato nelle vesti. 

Le vesti sacre del Sommo Sacerdote sono ricche di simbolismi; quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri, che in questo tempo sono tanti!. 

Dalla bellezza di quanto è liturgico, che non è semplice ornamento e gusto per i drappi, passiamo adesso a guardare all’azione. L’olio prezioso che unge il capo di Aronne non si limita a profumare la sua persona, ma si sparge e raggiunge “le periferie”. 

Il Signore lo dirà chiaramente: la sua unzione è per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. 

L’unzione, cari fratelli, non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un’ampolla, perché l’olio diventerebbe rancido … e il cuore amaro. 

Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. 

La gente ci ringrazia perché sente che abbiamo pregato con le realtà della sua vita di ogni giorno, le sue pene e le sue gioie, le sue angustie e le sue speranze. 

E quando sente che il profumo dell’Unto, di Cristo, giunge attraverso di noi, è incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore: “preghi per me, padre, perché ho questo problema”, “mi benedica, padre”, “preghi per me”, sono il segno che l’unzione è arrivata all’orlo del mantello, perché viene trasformata in supplica, supplica del Popolo di Dio. 

Quando siamo in questa relazione con Dio e con il suo Popolo e la grazia passa attraverso di noi, allora siamo sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini...... 

Il sacerdote che non esce da sé, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. Tutti conosciamo la differenza: l’intermediario e il gestore “hanno già la loro paga” e siccome non mettono in gioco la propria pelle e il proprio cuore, non ricevono un ringraziamento affettuoso, che nasce dal cuore. 

Da qui deriva  l’insoddisfazione di alcuni, che finiscono per essere tristi, preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con “l’odore delle pecore” - questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello -; invece di essere pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini. 

È vero che la cosiddetta crisi di identità sacerdotale ci minaccia tutti e si somma ad una crisi di civiltà; però, se sappiamo infrangere la sua onda, noi potremo prendere il largo nel nome del Signore e gettare le reti. 

Cari fedeli, siate vicini ai vostri sacerdoti con l’affetto e con la preghiera perché siano sempre Pastori secondo il cuore di Dio. 

Cari sacerdoti, Dio Padre rinnovi in noi lo Spirito di Santità con cui siamo stati unti, lo rinnovi nel nostro cuore in modo tale che l’unzione giunga a tutti, anche alle “periferie”, là dove il nostro popolo fedele più lo attende ed apprezza. 

La nostra gente ci senta discepoli del Signore, senta che siamo rivestiti dei loro nomi, che non cerchiamo altra identità; e possa ricevere attraverso le nostre parole e opere quest’olio di gioia che ci è venuto a portare Gesù,l'unto. 

 Amen.

 

Canto: Pane del cielo 

Pane del cielo, sei Tu Gesù,
via d’amore: Tu ci fai come Te. 

No, non è rimasta fredda la terra;

Tu sei rimasto con noi per nutrirci di Te.
Pane di vita, ed infiammare col tuo amore
tutta l’umanità. 

Sì, il cielo è qui su questa terra;

Tu sei rimasto con noi ma ci porti con Te
nella tua casa dove vivremo insieme a Te
tutta l’eternità. 

No, la morte non può farci paura;

Tu sei rimasto con noi. E chi vive di Te
vive per sempre. Sei Dio con noi, sei Dio per noi,
Dio in mezzo a noi.

 

Tutti 

Dio onnipotente ed eterno per i meriti del Tuo Figlio e per il tuo

amore verso di Lui, abbi pietà dei sacerdoti della Santa Chiesa.
Nonostante questa dignità sublime sono deboli come gli altri.

Incendia per la Tua misericordia infinita, i loro cuori con il fuoco del Tuo Amore.
Soccorrili: non lasciare che i sacerdoti perdano la loro vocazione o la sminuiscano.

O Gesù, ti supplichiamo:abbi pietà dei sacerdoti della Tua Chiesa.
Di quelli che ti servono fedelmente,

che guidano il Tuo gregge e Ti glorificano.
Abbi pietà di quelli perseguitati, incarcerati, abbandonati, piegati dalle sofferenze.
Abbi pietà dei sacerdoti tiepidi

e di quelli che vacillano nella fede
Abbi pietà dei sacerdoti secolarizzati,
abbi pietà dei sacerdoti infermi e moribondi,
abbi pietà di quelli che stanno in purgatorio.
Signore Gesù ti supplichiamo: ascolta le nostre preghiere, abbi pietà dei sacerdoti: sono Tuoi! Illuminali, fortificali e consolali.
O Gesù, ti affidiamo i sacerdoti di tutto il mondo, ma soprattutto quelli che ci hanno battezzato ed assolto, quelli che per noi hanno offerto il Santo sacrificio e consacrato l'Ostia Santa per nutrire la nostra anima.
Ti affidiamo i sacerdoti che hanno dissipato i nostri dubbi, indirizzato i nostri passi, guidato i nostri sforzi, consolato le nostre pene.
Per tutti loro, in segno di grazia, imploriamo il tuo aiuto e la tua misericordia.

Tutti : Amen 

di Card. Joseph Zen Ze-kiun, vescovo di Shangai

Canto finale: Amatevi fratelli     

Amatevi, fratelli,
come io ho amato voi!

Avrete la mia gioia,
che nessuno vi toglierà. 

Avremo la sua gioia,
che nessuno ci toglierà. 

Vivete insieme uniti,
come il Padre è unito a me!

Avrete la mia vita,
se l'Amore sarà con voi! 

Avremo la sua vita,

se l'amore sarà con noi! 

Vi dico queste parole

perché abbiate in voi la gioia! 

Sarete miei amici, se l'Amore sarà con voi!

Saremo suoi amici, se l'amore sarà con noi