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Ponti, non muri

un ponte crollato su di noi e dentro di noi: crolli esistenziali e dei valori.In questi mesi quel ponte è stato come una cartolina davanti ai nostri occhi.Alla tanta rabbia, hanno seguito denunce, interrogativi, inchieste, promesse politiche, proteste, come tanti progetti. Ma quel ponte crollato, dice la sua.Gli uomini, dei ponti, non ne possono fare a meno. Da sempre, sono stati  costruiti ponti sui fiumi e burroni, di legno, di pietre e mattoni.

Poi, di cemento e metallo.

I ponti garantiscono i passaggi per far scorrere la vita, i commerci e le comunicazioni.

Ma i ponti, hanno bisogno di cura e attenzioni continue. Infatti invecchiano come noi. Paesi sperduti e intere nazioni, civiltà, migrazioni invocano ponti. Restare isolati, come essere irraggiungibili, è come una morte lenta ed inevitabile.

Purtroppo, troppi ponti sono trascurati e abbandonati all’usura del tempo. A noi chiedono rispetto, riconoscenza, impegno e manutenzione Se no, avviene come quella mattina di temporale di agosto a Genova. In questi  tempi, si dice ancora, si è spostato il nostro interesse dai ponti ai muri. Infatti stiamo riedificando una civiltà di muri e non di ponti.

Il muro divide, isola, nasconde l’altro.Il muro cancella i volti. Quando il ponte di Genova è crollato, un ponte è già crollato prima dentro di noi.Quando, cioè, noi non crediamo più ai ponti del dialogo, dell’intesa, dell’incontro. Questi ponti crollano, quando noi continuiamo a costruire muri.

Così ci ammonisce il ponte crollato il 14 Agosto del 2018.

Don Cesare

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